
Sanità e Welfare. Carenza di Operatori Socio-Sanitari: partire da chi già lavora nei servizi. Formazione da rivedere per valorizzare chi già lavora nei servizi.
9 Aprile 2026
Lucchi: “Con la nuova Legge voluta dal Governo si esclude proprio chi tiene in piedi il sistema. Serve riconoscere le competenze maturate sul campo e costruire percorsi più accessibili per la riqualifica della professione.”
Cesena – La carenza di Operatori Socio-Sanitari è oggi uno dei nodi più critici per la tenuta del sistema di cura e assistenza. Una difficoltà concreta che impone la scelta di partire da chi è già dentro i servizi, valorizzandone l’esperienza e facilitandone la qualificazione.
La figura dell’OSS rappresenta infatti uno dei pilastri del sistema, ma negli ultimi anni si è progressivamente ridotta la possibilità di riconoscere e valorizzare l’esperienza maturata direttamente sul campo. La nuova normativa nazionale ha reso più rigidi i percorsi formativi, limitando il riconoscimento dei crediti alle sole esperienze di studio e prevedendo corsi standard da 1.000 ore, rivolti principalmente a persone disoccupate con un’impostazione che esclude proprio chi già opera nei servizi e svolge da tempo mansioni affini.
È da questa consapevolezza che nasce la risoluzione presentata in Assemblea Legislativa dalla Consigliera regionale Francesca Lucchi, con l’obiettivo di sollecitare una revisione della disciplina nazionale sulla formazione degli OSS.
“Così si rischia di creare un cortocircuito – commenta la Consigliera regionale Francesca Lucchi –. Da una parte cresce il bisogno di personale qualificato, dall’altra si introducono regole che rendono più difficile per chi già lavora ottenere quella qualifica. È una contraddizione che dobbiamo affrontare, perché riguarda la qualità dei servizi e la tenuta complessiva del sistema”.
La risoluzione impegna la Giunta regionale ad attivarsi nei confronti del Governo e in sede di Conferenza Stato-Regioni per promuovere una modifica della normativa nazionale, con l’obiettivo di reintrodurre la possibilità di riconoscere l’esperienza lavorativa e attivare percorsi di riqualifica più flessibili, anche di durata inferiore, rivolti a persone già occupate.
“Non si tratta di abbassare gli standard – prosegue Lucchi – ma di renderli più aderenti alla realtà. In passato esistevano percorsi di riqualifica che funzionavano, perché permettevano di valorizzare competenze già acquisite. Tornare a quella impostazione, aggiornandola, significa rafforzare il sistema e dare una risposta concreta alla domanda di personale. Il nostro sistema socio-sanitario – conclude la Consigliera – si regge su professionalità costruite nel tempo con esperienza e dedizione. Riconoscerle e accompagnarle in un percorso di qualificazione è una scelta di equità, ma anche una necessità per garantire continuità e qualità all’assistenza nei nostri territori”.
