
Scuola. Manovra di bilancio del Governo: quasi 7 mila posti in meno in tre anni. In Emilia-Romagna 350 insegnanti e 150 unità di personale ATA in meno.
3 Novembre 2026
Lucchi: “Il Governo aveva affermato che con gli accorpamenti delle Autonomie scolastiche non ci sarebbero stati tagli al personale; invece, possiamo vedere come hanno mentito anche su questo. La scuola pubblica ha bisogno di investimenti e stabilità, non di tagli che rischiano di ridurre le opportunità educative e aumentare le disuguaglianze.”
Cesena – La possibilità di ricevere un’istruzione di qualità, crescere in un ambiente capace di valorizzare le capacità e avere le stesse opportunità, indipendentemente dal territorio e dalle condizioni di partenza. Sono questi alcuni degli aspetti fondamentali che la scuola pubblica deve garantire a ogni ragazza e ragazzo. Un obiettivo che richiede risorse adeguate, personale e investimenti, ma che viene messo in difficoltà dalle scelte della prossima manovra del Governo.
Nei prossimi tre anni, infatti, sono previsti quasi 7 mila posti in meno nel sistema scolastico italiano. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, la riduzione prevista per il triennio 2027-2029 è di 6.974 posti, di cui 4.925 nell’organico dell’autonomia e 2.049 tra il personale amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA). A questi si aggiungono i 7.834 posti già ridotti nell’anno precedente, portando a 14.808 il numero complessivo dei posti in meno, tra docenti e personale ATA.
“Quando si parla di riduzione degli organici scolastici non possiamo limitarci a considerare i numeri e gli effetti sulla spesa pubblica – dichiara la Consigliera regionale Francesca Lucchi – perché dietro ogni posto in meno ci sono persone, professionalità e competenze che contribuiscono ogni giorno al funzionamento delle scuole. Già con la definizione lo scorso maggio dell’organico di diritto del personale ATA la Romagna ha contribuito per il 26% ai tagli regionali dei collaboratori scolastici, ricevendo lo 0% dei nuovi posti amministrativi. Ridurre il personale in base al calo demografico è una visione miope che rende più difficile il lavoro degli insegnanti, il supporto agli studenti e la capacità degli istituti di rispondere a bisogni educativi sempre più complessi. La scuola deve poter contare su condizioni adeguate per garantire inclusione, attenzione alle fragilità e percorsi formativi di qualità.”
Le ricadute interesseranno anche l’Emilia-Romagna, dove si profilano tagli consistenti, con una riduzione stimata intorno al 7%, pari a circa 350 insegnanti e 150 unità di personale amministrativo, tecnico e ausiliario. Numeri che restituiscono la dimensione dell’impatto che queste scelte potrebbero avere sulle scuole della nostra regione, sulla loro organizzazione e sulla capacità di rispondere alle esigenze di studenti e famiglie.
“Questi dati ci raccontano una scelta che va nella direzione opposta rispetto a quella di cui il nostro Paese avrebbe bisogno – prosegue Lucchi – perché investire nella scuola significa investire nelle persone, nella coesione sociale e nella possibilità di costruire un futuro con maggiori opportunità per tutte e tutti. Ma c’è un aspetto che rende questa vicenda ancora più surreale. Stando a quanto riportato, il Ministero dell’Istruzione sarebbe stato a conoscenza dei tagli agli organici soltanto attraverso le tabelle del Ministero dell’Economia, senza che la questione fosse stata preventivamente condivisa in Consiglio dei ministri ed anche concertata con le Regioni. È difficile comprendere come si possa pensare di ridisegnare il futuro della scuola pubblica senza coinvolgere pienamente il ministero che dovrebbe occuparsene. La visione del Partito Democratico è diametralmente opposta – conclude la Consigliera – vogliamo investire ancora di più nel tempo pieno, garantire maggiori tutele per insegnanti e personale, con ulteriori assunzioni per assicurare docenti di sostegno per l’inclusione e le disabilità assicurando una stabilizzazione che questo Governo non da.”
