Difesa del suolo. In corso l’approvazione del Piano per l’Assetto Idrogeologico dei fiumi romagnoli, dai documenti tecnici al confronto con i cittadini: Lucchi scrive al Segretario Generale dell’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po per chiedere una presentazione pubblica sul territorio del Savio.

27 Gennaio 2026

Lucchi: “I residenti hanno diritto a conoscere ed essere informati. Solo una chiara condivisione delle scelte tecniche può rendere comprensibile un Piano articolato e complesso come questo. Il confronto pubblico non è un passaggio formale, ma uno strumento necessario per accompagnare le comunità in una fase delicata e per rafforzare il legame tra pianificazione, territorio e cittadini.”

Cesena – Tecnicamente si chiama ‘Variante al Piano stralcio per l’Assetto Idrogeologico del bacino idrografico del fiume Po (PAI Po)’, ma nella pratica rappresenta il nuovo assetto dei corsi d’acqua interessati dagli eventi alluvionali del 2023 e del 2024, che va ad individuare gli interventi necessari per la riduzione del rischio idraulico. Un Piano che, per ampiezza e impatto, è destinato a orientare scelte tecniche, priorità di investimento e politiche nei prossimi anni. La Variante al PAI Po costituisce quindi l’aggiornamento dello strumento di pianificazione che individua le aree a pericolosità idraulica e idrogeologica, le fasce fluviali e i criteri per la gestione del rischio, definendo indirizzi e regole per la sicurezza del territorio. La realizzazione della pianificazione spetta all’Autorità di bacino del Po, Ente di competenza statale responsabile, che ha approvato nel dicembre scorso lo stesso, il quale è attualmente in fase di consultazione pubblica per 90 giorni.

È a partire da questa consapevolezza che la Consigliera regionale Francesca Lucchi ha scritto al Segretario Generale facente funzioni dell’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po, Ing. Andrea Colombo, chiedendo la disponibilità a organizzare una presentazione pubblica del Progetto di Variante, con specifico riferimento al bacino idrografico del fiume Savio e del torrente Borello, coinvolgendo cittadini, Amministratori locali e portatori di interesse del territorio di Forlì-Cesena.

“Il PAI – sottolinea la Consigliera regionale Francesca Lucchi – non è un atto astratto, è lo strumento che guiderà le scelte future in materia di sicurezza idraulica, difesa del suolo e gestione del rischio. Dopo quanto vissuto dalla Romagna, e in particolare dal bacino del Savio, è fondamentale che i cittadini possano comprendere cosa prevede il Piano, quali sono gli obiettivi e quali le implicazioni concrete sui territori direttamente da chi lo ha progettato. I residenti hanno diritto di conoscere ed essere informati. Solo una chiara condivisione delle scelte tecniche – evidenzia Lucchi – può rendere comprensibile un progetto articolato e complesso come questo. Il confronto pubblico non è un passaggio formale, ma uno strumento necessario per accompagnare le comunità in una fase delicata, oltreché per rafforzare il legame tra pianificazione, territorio e cittadini.”

Il bacino del Savio è stato infatti tra quelli maggiormente colpiti dagli eventi alluvionali che hanno interessato la Romagna negli ultimi anni, con effetti profondi sulle persone, sulle infrastrutture e le attività produttive. In questo contesto, la trasparenza e il coinvolgimento diventano elementi centrali per costruire fiducia e consapevolezza attorno a una programmazione complessa e di lungo periodo.

La richiesta di un’assemblea pubblica nasce proprio dalle numerose sollecitazioni pervenute dal territorio, che continua a chiedere ascolto, informazioni chiare e la possibilità di partecipare consapevolmente ai processi decisionali che riguardano la sicurezza e il futuro delle aree in cui vivono.

“Dopo le emergenze – conclude la Consigliera – serve costruire prevenzione, e la prevenzione passa anche dalla condivisione delle scelte. È questo il metodo che l’Emilia-Romagna ha sempre adottato e che intendiamo continuare a portare avanti, con la volontà che anche gli Enti di competenza statale facciano la loro parte insieme a noi. Ora più che mai, su temi complessi come questi che riguardano la vita delle persone, serve unire competenza tecnica, responsabilità istituzionale e coinvolgimento delle comunità.

CONDIVIDI QUESTO POST