Regione. Firmato il nuovo accordo: tra le novità economia sociale, intelligenza artificiale, transizione demografica e nuove politiche per il lavoro di qualità, ma anche il rafforzamento delle politiche sul clima.

11 Settembre 2026

Lucchi: “Con questo nuovo Patto l’Emilia-Romagna traccia una linea di lavoro chiara e netta con un approccio che unisce e dialoga insieme all’economia sociale come nuovo modello di sviluppo, e una visione che riconosce la sfida demografica, climatica e di sostenibilità economica per famiglie e imprese, rafforzando i servizi, la sanità e riducendo le disuguaglianze.”

Cesena – La firma del nuovo Patto per il Lavoro, il Clima e l’Economia sociale, avvenuta questa settimana in Regione, rappresenta molto più di un semplice protocollo tra Enti. Il Patto definisce una cornice condivisa di impegni e individua le principali sfide che la società emiliano-romagnola dovrà affrontare nei prossimi anni, insieme a linee di azione concrete. Un percorso che punta a mettere a sistema competenze, responsabilità e risorse, nella consapevolezza che le sfide che riguardano il territorio richiedono risposte comuni e un impegno costante e collettivo.

Lavoro povero e precario, difficoltà delle imprese nel reperire competenze, invecchiamento della popolazione e calo demografico, emergenza abitativa, consumo di suolo ed effetti sempre più frequenti degli eventi climatici estremi sono alcune delle principali questioni che il territorio è chiamato ad affrontare. Su questi fronti dovranno concentrarsi le politiche regionali dei prossimi anni, attraverso un impegno condiviso tra istituzioni, Enti locali, imprese, Organizzazioni Sindacali, Università, Terzo settore e rappresentanze territoriali. Una responsabilità che richiede il contributo di tutti i soggetti coinvolti, ciascuno per le proprie competenze e nel quadro di una strategia comune.

“Il nuovo Patto deve tradursi in scelte precise – commenta la Consigliera regionale Francesca Lucchi – a partire dalla qualità del lavoro. Non possiamo considerare positivo un aumento dell’occupazione se crescono contemporaneamente precarietà, salari insufficienti e difficoltà di accesso alla casa. Oggi tanti lavoratori sono sulla soglia di povertà ed è una criticità inaccettabile, mai vista prima. Servono contratti stabili e correttamente applicati, sicurezza nei luoghi di lavoro, formazione continua e politiche capaci di accompagnare le persone nei cambiamenti prodotti dalla transizione digitale, dall’intelligenza artificiale e dalla trasformazione dei sistemi produttivi. Allo stesso tempo dobbiamo intervenire sul disallineamento tra domanda e offerta. Infatti, quasi una nuova assunzione su due è oggi difficile da realizzare per mancanza di competenze e questo significa rafforzare gli istituti tecnici e professionali, la formazione regionale, l’orientamento e il rapporto tra scuola, università e imprese.”

Un capitolo centrale riguarda la transizione ecologica, che il Patto collega direttamente alle politiche industriali e alla tutela del territorio. L’obiettivo è raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 e produrre entro il 2035 energia da fonti rinnovabili pari al 100% dei consumi elettrici regionali. Per arrivarci occorrono investimenti nella riqualificazione energetica degli edifici, nelle comunità energetiche, nella mobilità sostenibile e nell’elettrificazione dei consumi, ma anche interventi per ridurre il consumo di suolo, rigenerare le aree urbane e rendere più sicuri i territori esposti a frane, alluvioni e ondate di calore ed anche per questo motivo inizierà a breve in Regione la discussione sulla revisione della Legge Urbanistica.

“Un ruolo specifico e centrale però lo abbiamo voluto dare all’Economia sociale – continua la Consigliera – riconoscendo un nuovo modello di sviluppo, che coniughi il valore sociale d’impresa, con le necessità di coesione sul territorio. L’obiettivo è rafforzare la coprogettazione tra pubblico, privato e sociale, sostenendone l’innovazione dei servizi e valorizzandone le esperienze mutualistiche, soprattutto nei territori più fragili. La ricchezza di un territorio si misura dalla sua capacità di tenuta, anche sociale e culturale. Firmare questo accordo – conclude Lucchi – significa assumerci come Regione impegni verificabili dei quali dovremo misurare gli effetti nelle politiche di occupazione, salari, sicurezza, emissioni, consumo di suolo, accesso alla casa e qualità dei servizi. Solo così il Patto potrà essere uno strumento concreto per ridurre le disuguaglianze e costruire un’Emilia-Romagna capace di affrontare le transizioni senza lasciare indietro persone, imprese e territori.”

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