
Cultura. Approvata dall’Assemblea legislativa la nuova legge quadro. Dalle biblioteche ai teatri, dai luoghi della memoria alla rigenerazione urbana, l’Emilia-Romagna costruisce una nuova politica culturale che mette al centro le persone e le comunità.
21 Ottobre 2026
Lucchi: “La sfida è fare della cultura un’infrastruttura diffusa delle nostre comunità, capace di tenere insieme identità e innovazione, memoria e contemporaneità, qualità della vita e sviluppo. Il 26 novembre presenteremo la nuova legge quadro regionale insieme a chi fa cultura sul territorio, dando spazio anche alle sue espressioni artistiche. Sarà un’occasione per incontrare l’Assessora Allegni, ascoltare le realtà del territorio e lasciare che siano anche le loro esperienze e le loro espressioni artistiche a raccontare quanto la cultura sia parte integrante della nostra comunità. Perché le politiche culturali acquistano significato quando riescono a valorizzare ciò che già esiste, a creare nuove occasioni e a rendere la cultura sempre più accessibile.”
Cesena – Una cultura che non si limita a custodire il passato, ma che contribuisce a costruire il futuro delle comunità, crea opportunità per i giovani, rigenera i territori e diventa parte integrante delle politiche per il benessere delle persone. È questa la direzione della Legge quadro in materia di cultura, approvata stamattina dall’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, che riordina in un unico impianto normativo le politiche regionali del settore e ne rafforza la capacità di rispondere ai bisogni delle comunità.
Con 76 articoli, la legge ricompone una disciplina cresciuta nel tempo attraverso numerose normative settoriali, mettendo in relazione patrimonio culturale, biblioteche, musei, archivi, spettacolo dal vivo, cinema, editoria, lettura, imprese culturali e creative e promozione della memoria. L’obiettivo è superare la frammentazione degli interventi e costruire una strategia organica, fondata sulla programmazione pluriennale, sulla collaborazione tra Regione, Comuni e operatori e sulla valorizzazione delle esperienze diffuse in tutto il territorio.
“Il punto qualificante è riconoscere che la cultura non è un lusso né un settore separato dalle altre politiche pubbliche – dichiara la Consigliera regionale Francesca Lucchi – ma è un diritto delle persone e una leva di crescita civile, sociale ed economica. Significa garantire occasioni di partecipazione, sostenere chi produce cultura, rafforzare i servizi e fare in modo che le opportunità non dipendano dal Comune in cui si vive o dalle possibilità economiche della propria famiglia.”
Tra le innovazioni più significative c’è il riconoscimento del welfare culturale, che collega le attività artistiche e culturali alle politiche sociali, sociosanitarie e sanitarie. La partecipazione culturale viene così valorizzata anche per il contributo che può offrire al benessere individuale e collettivo, alla prevenzione del disagio, al contrasto della povertà educativa e delle discriminazioni e al rafforzamento delle relazioni nelle comunità.
La legge individua, inoltre, nella cultura uno strumento concreto di rigenerazione urbana e territoriale. Il recupero di spazi pubblici e privati, la riqualificazione di immobili, l’arte pubblica e l’innovazione digitale possono diventare occasioni per restituire vita ai luoghi, creare nuove relazioni e sostenere la creatività e l’occupazione giovanile. In questa prospettiva si inseriscono anche i centri culturali polifunzionali, capaci di riunire biblioteche, musei, sale studio, spazi per i giovani, laboratori artistici, formazione e servizi di prossimità, con una particolare attenzione ai piccoli Comuni, alle aree interne e montane e alle periferie.
Un altro asse centrale riguarda il riconoscimento della cultura come sistema di produzione, competenze e lavoro. La normativa sostiene lo sviluppo delle imprese culturali e creative, la qualificazione professionale e l’innovazione, richiamando anche la tutela dei diritti degli autori, degli artisti e dei lavoratori, il rispetto dei contratti collettivi e la diffusione di buone pratiche. Un impianto che riconosce il valore delle professionalità che rendono possibile la vita culturale regionale e il loro contributo allo sviluppo economico e sociale.
La legge dedica inoltre un intero titolo alla storia e alla memoria dell’età contemporanea, collegando la conoscenza del passato all’educazione democratica, alla cittadinanza e alla partecipazione delle giovani generazioni. Accanto alla valorizzazione del patrimonio materiale, immateriale e digitale, trovano spazio la promozione della lettura, il sostegno all’editoria, lo spettacolo dal vivo, la musica contemporanea, il cinema e l’audiovisivo, insieme agli strumenti per rafforzare la diffusione delle attività culturali e la collaborazione tra i diversi soggetti del sistema regionale.
“Questa legge riconosce e valorizza una ricchezza che appartiene a tutta l’Emilia-Romagna, quella dei Comuni, delle biblioteche, dei teatri, dei musei, delle associazioni, delle imprese creative, degli artisti e delle tante realtà – continua Lucchi – che ogni giorno costruiscono occasioni di incontro e partecipazione. La sfida è fare della cultura un’infrastruttura diffusa delle nostre comunità, capace di tenere insieme identità e innovazione, memoria e contemporaneità, qualità della vita e sviluppo. Il 26 novembre presenteremo la nuova legge quadro regionale insieme a chi fa cultura sul territorio, dando spazio anche alle sue espressioni artistiche. Sarà un’occasione per incontrare l’Assessora Allegni, ascoltare le realtà del territorio e lasciare che siano anche le loro esperienze e le loro espressioni artistiche a raccontare quanto la cultura sia parte integrante della nostra comunità. Perché le politiche culturali – conclude la Consigliera – acquistano significato quando riescono a valorizzare ciò che già esiste, a creare nuove occasioni e a rendere la cultura sempre più accessibile.”
