
Sport. Piscine, dal Governo un taglio del 75% ai fondi per il caro energia. Dai 17,4 milioni del 2025 ai soli 4,4 milioni del 2026, gli impianti rischiano di pagare il prezzo di risorse insufficienti e costi sempre più difficili da sostenere.
17 Ottobre 2026
Lucchi: “Non si può affrontare un’emergenza di questa portata con una frazione delle risorse stanziate l’anno scorso. Servono almeno i 17,4 milioni dell’anno scorso, criteri che tengano conto degli impianti realmente gestiti e misure concrete per garantire la continuità di un servizio essenziale per lo sport, la salute e l’inclusione.”
Cesena – Le piscine sono un presidio fondamentale per lo sport, la salute e l’inclusione sociale, ma il caro energia continua a mettere sotto pressione i gestori e la risposta del Governo, anziché rafforzare gli aiuti, riduce drasticamente le risorse disponibili. Per questo la Consigliera regionale del Partito Democratico Francesca Lucchi ha presentato una risoluzione per chiedere alla Giunta di attivarsi nei confronti dell’Esecutivo nazionale, per riportare almeno ai livelli del 2025 la dotazione del bando per il 2026 e individuare strumenti adeguati a sostenere gli impianti natatori.
I numeri fotografano la portata del taglio. Il bando nazionale per il 2026 mette a disposizione appena 4,4 milioni di euro, contro i 17,4 milioni stanziati nel 2025. Tredici milioni in meno, una riduzione di circa il 75%, proprio mentre i costi energetici continuano a rappresentare una voce pesante per le piscine e numerosi impianti rischiano di non riuscire a garantire la continuità del servizio. A fronte di una platea di circa 1.800 strutture, la dotazione oggi equivale a meno di 2.500 euro per impianto in media, una cifra che difficilmente può incidere in modo significativo sulle spese di gestione.
“Il Governo taglia le risorse proprio mentre gli impianti natatori hanno bisogno di sostegno per continuare a garantire i propri servizi – dichiara la Consigliera regionale Francesca Lucchi –. Non parliamo soltanto di strutture sportive, ma di luoghi frequentati ogni giorno da bambini, famiglie, anziani e persone con disabilità, dove si svolgono attività educative, motorie e riabilitative. Quando una piscina chiude o riduce le proprie attività, a pagarne le conseguenze sono intere comunità. Non possiamo permettere che il caro energia diventi una barriera all’accesso allo sport e alla salute.”
La risoluzione chiede alla Giunta regionale di sollecitare il Governo affinché la dotazione del bando 2026 torni almeno ai 17,4 milioni di euro dell’anno precedente e siano rivisti i criteri di assegnazione dei contributi. L’obiettivo è fare in modo che gli aiuti riconoscano le effettive dimensioni delle attività gestite, il numero degli impianti, i consumi energetici e i costi sostenuti. L’attuale meccanismo, infatti, non valorizza adeguatamente gli operatori che gestiscono più strutture, riconoscendo per gli impianti aggiuntivi un contributo ridotto.
La proposta prevede inoltre l’apertura di un tavolo di confronto con APER, l’Associazione Piscine Emilia-Romagna, e ANCI Emilia-Romagna, per monitorare le difficoltà del settore e individuare interventi condivisi. La Giunta viene anche sollecitata a promuovere, attraverso la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, il riconoscimento delle piscine tra le attività caratterizzate da elevati consumi energetici, così da favorire l’accesso a strumenti strutturali di sostegno. Inoltre, viene infine chiesto di valorizzare le piscine nel prossimo Piano regionale della prevenzione 2027-2031, sostenendo l’educazione all’acquaticità e l’insegnamento del nuoto fin dalla prima infanzia.
“Non basta mettere a disposizione un finanziamento se le risorse sono del tutto sproporzionate rispetto ai bisogni e i criteri non riescono a intercettare le reali esigenze dei gestori. Imparare a nuotare – prosegue Lucchi – è una competenza fondamentale per la sicurezza, così come sono importanti le attività motorie e riabilitative svolte in acqua. La Regione può fare la propria parte, ma non può essere lasciata sola davanti a una crisi che richiede innanzitutto risorse nazionali adeguate. Se nel 2025 erano disponibili 17,4 milioni di euro, la prima risposta da dare oggi è almeno ripristinare quella dotazione. Ai gestori e ai cittadini servono strumenti concreti – conclude la Consigliera – per garantire la continuità dei servizi, non un taglio che rischia di aggravare ulteriormente le difficoltà degli impianti.”
