Welfare. Dopo di noi, quasi 1,4 milioni di euro all’AUSL Romagna per sostenere autonomia e futuro delle persone con disabilità grave. Un investimento per garantire percorsi di vita indipendente e dare sostegno alle famiglie.

31 Ottobre 2026

Welfare. Dopo di noi, quasi 1,4 milioni di euro all’AUSL Romagna per sostenere autonomia e futuro delle persone con disabilità grave. Un investimento per garantire percorsi di vita indipendente e dare sostegno alle famiglie.

Lucchi: “Dietro queste risorse ci sono persone, progetti di vita e famiglie che hanno bisogno di certezze. Il diritto all’autonomia non può dipendere dalla possibilità di contare sul sostegno familiare. Le istituzioni devono costruire risposte concrete, capaci di garantire a ciascuno dignità, opportunità e libertà di scelta.”

Cesena – Poter scegliere dove vivere, costruire relazioni e affrontare il futuro con certezza. Sono questi gli aspetti fondamentali della vita di ogni persona, ma che per chi vive una condizione di disabilità grave e non può contare sul sostegno della propria famiglia richiedono servizi, opportunità e politiche pubbliche adeguate. È con questo obiettivo che la Regione Emilia-Romagna continua a investire nel programma ‘Dopo di noi’, destinato a sostenere percorsi di autonomia e inclusione per le persone con disabilità grave.

Per l’annualità 2024, all’AUSL Romagna sono stati assegnati 1.398.978 euro, nell’ambito dei 5.604.308 euro complessivamente ripartiti dalla Regione Emilia-Romagna attraverso il Fondo nazionale per il ‘Dopo di noi’, previsto dalla legge 112 del 2016. Le risorse saranno utilizzate per realizzare interventi personalizzati, attraverso il coinvolgimento dei 38 Distretti regionali e la collaborazione con gli Enti del Terzo settore e le associazioni impegnate nella tutela dei diritti delle persone con disabilità.

“Il Dopo di noi non possiamo considerarla solo una misura di assistenza, ma rappresenta un impegno concreto a riconoscere il diritto di ogni persona a costruire il proprio progetto di vita – dichiara la Consigliera regionale Francesca Lucchi –. Dietro questi interventi ci sono persone e famiglie che spesso affrontano quotidianamente preoccupazioni importanti rispetto al futuro. Il compito delle istituzioni è intervenire per tempo, costruendo una rete di servizi e opportunità che permetta alle persone con disabilità di sviluppare la propria autonomia e alle famiglie di sapere che i propri cari potranno contare su un sostegno anche quando loro non saranno più in grado di garantirlo.”

Gli interventi finanziabili attraverso il Fondo riguardano percorsi di accompagnamento per l’uscita dal nucleo familiare di origine, il sostegno alla domiciliarità e la realizzazione di soluzioni abitative innovative che riproducano le condizioni della casa familiare. Sono inoltre previsti programmi socio-educativi, laboratori e tirocini per accrescere le competenze e la consapevolezza nella gestione della vita quotidiana, oltre a interventi per sostenere forme di mutuo aiuto tra persone con disabilità e ricoveri temporanei in strutture residenziali in situazioni di emergenza.

I risultati raggiunti con i fondi 2023 in Emilia-Romagna restituiscono la dimensione concreta di questo impegno. Sono state 1.294 le persone con disabilità grave che hanno usufruito delle opportunità previste dalla legge 112/2016. In particolare, 196 persone sono state coinvolte in percorsi programmati di accompagnamento per l’uscita dal nucleo familiare di origine, mentre per 448 persone sono stati realizzati interventi di supporto alla domiciliarità. Altre 639 persone hanno partecipato a percorsi di formazione per sviluppare maggiore autonomia nella gestione delle attività quotidiane, dalla cura della propria persona a quella della casa. Sono stati inoltre realizzati 34 interventi di permanenza temporanea in strutture residenziali, per rispondere a situazioni di necessità. Particolarmente significativa anche la presenza di persone giovani: 202 beneficiari avevano tra i 18 e i 25 anni, pari al 15% del totale, mentre 295 erano nella fascia tra i 26 e i 35 anni, il 22%. La fascia più numerosa è quella tra i 46 e i 55 anni, con 302 persone, pari al 23%.

“Questi dati ci raccontano che l’autonomia si costruisce attraverso interventi diversi, che devono rispondere ai bisogni e alle aspirazioni delle singole persone – prosegue Lucchi –. Parliamo della possibilità di vivere nella propria casa, imparare a gestire le attività quotidiane, sperimentare nuove esperienze e sviluppare relazioni. Così è fondamentale il lavoro di rete tra servizi sociali e sanitari, Comuni, famiglie e Terzo settore. Le risposte devono essere personalizzate e radicate nei territori, valorizzando le competenze e le esperienze di chi ogni giorno lavora accanto alle persone con disabilità. Investire sul Dopo di noi significa guardare al futuro delle persone e delle loro famiglie, ma anche al modello di comunità che vogliamo costruire – conclude la Consigliera – per una comunità inclusiva che vuole garantire a ciascuno la possibilità di vivere con dignità, autodeterminazione e libertà, indipendentemente dalla propria condizione di partenza. È una responsabilità delle istituzioni che deve tradursi in servizi accessibili, continuità degli interventi e risposte concrete anche nei nostri territori.”

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