
Scuola. Diritto allo Studio e Dimensionamento scolastico: mentre la Regione Emilia-Romagna investe, il Governo taglia su personale e Autonomie.
24 Giugno 2025
Lucchi: “Vogliamo costruire una scuola davvero di tutti, aperta e viva anche oltre la campanella. Ogni taglio risulta ingiustificato e comprometterebbe la qualità dell’offerta educativa.”
Cesena – Scuola e Diritto allo Studio al centro del dibattito dell’Aula di oggi con l’approvazione degli “Indirizzi regionali per il Diritto allo Studio Scolastico 2025-2027” e di un Ordine del Giorno per ribadire con forza la contrarietà del Partito Democratico al decreto del Governo sul dimensionamento scolastico nazionale.
“Mentre in Emilia-Romagna continuiamo a investire sul Diritto allo Studio, dal 2020 ad oggi oltre 100 milioni di euro, garantendo sempre il 100% di borse di studio e buoni libro, il Governo sceglie di disinvestire – afferma Lucchi – tagliando risorse a Comuni e Regioni, mettendo in difficoltà gli Enti locali e impoverendo il sistema scolastico pubblico. In un momento in cui aumentano disuguaglianze e costo della vita, servirebbero più strumenti, non meno. Per questo in questo mandato vogliamo fare ancora di più: allargare la platea degli aventi diritto, rafforzare l’integrazione scolastica nelle aree interne e di vallata, migliorare i collegamenti, costruire una scuola davvero di tutti, aperta e viva anche oltre la campanella.”
“Il rischio concreto – spiega la Consigliera regionale Francesca Lucchi – è quello di perdere quasi venti Autonomie scolastiche in Emilia-Romagna, con impatti diretti anche sulla Provincia di Forlì-Cesena le scuole rappresentano veri e propri presìdi civici, culturali e sociali.”
Nel solo territorio di Forlì-Cesena, nell’anno scolastico 2024/2025 risultano iscritti oltre 51.000 studenti nelle scuole statali, e ben 1.767 alunni con disabilità, che richiedono attenzioni, servizi e personale specializzato. “Siamo di fronte – aggiunge Lucchi – a un sistema articolato e fragile, che rischia di essere disgregato da un intervento centralista e cieco rispetto alle specificità locali.”
Il decreto ministeriale, basato su parametri rigidi che prevedono almeno 938 alunni per Autonomia scolastica, ignora completamente la realtà dei territori emiliano-romagnoli, dove la densità scolastica è spesso distribuita in modo non omogeneo. Questo approccio penalizza i territori virtuosi, che avevano già riorganizzato la propria rete scolastica anticipando le linee del PNRR.
In sostanza, la Regione Emilia-Romagna ha già raggiunto, e non superato, il rapporto di un’autonomia ogni 1.000 studenti, con un equilibrio teoricamente perfetto. Ogni ulteriore chiusura costituirebbe un taglio ingiustificato che comprometterebbe ulteriormente la qualità dell’offerta educativa. Il sistema, oggi, è inoltre già sottodimensionato sul piano dirigenziale (81 dirigenti mancati), anche al netto delle autonomie già sacrificate.
“Non è accettabile che a farne le spese siano le studentesse, gli studenti e le famiglie delle nostre comunità – sottolinea Lucchi –. Svuotare le Autonomie scolastiche significa indebolire il tessuto sociale locale e ridurre la qualità dell’offerta formativa e la distanza tra Dirigenti scolastici e territorio.”
In Provincia di Forlì-Cesena, le ricadute rischiano di essere importanti, con due Istituti Compresivi potenzialmente a rischio. Il sistema scolastico locale si basa su una rete diffusa, pensata per garantire pari opportunità educative anche in contesti decentrati. “Dobbiamo impedire che questo modello venga smantellato per decreto” – conclude Lucchi – “difendere la scuola significa difendere la dignità dei territori e garantire futuro ai nostri ragazzi.”
